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Gibellina è un comune di circa 4.500 abitanti della provincia di Trapani, posta al centro della Valle del Belìce facilmente raggiungibile in treno e in macchina dall’autostrada A29, la posizione geografica rende Gibellina un punto strategico per il raggiungimento dei vicini siti di interesse turistico, tra cui Erice, Marsala, Segesta, Selinunte.

Gibellina nuova nasce come città del sogno, della scommessa e dell’utopia divenendo scrigno dell’arte contemporanea, e costituendo il museo all’aperto più grande d’Europa, infatti, è stata costruita seguendo un’idea molto originale ed innovativa e cioè quella di rendere la città una sorta di museo all’aperto con sculture disseminate per le strade ed edifici che divenissero essi stessi opere d’arte. Gibellina nuova sorge sul territorio del comune di Salemi in località Salinella, dopo che il terremoto del Belice del 1968 provocò la distruzione dell’abitato di Gibellina vecchia. La storia di Gibellina nuova è particolarmente legata alla figura del Senatore Ludovico Corrao, che divenuto Sindaco nel ventennio del terremoto, decise di “umanizzare” il territorio chiamando a Gibellina diversi artisti di fama mondiale come Pietro Consagra e Alberto Burri che riempirono la città nuova di opere d’arte. All’appello risposero, altresì, Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Franco Angeli, Leonardo Sciascia, Beuys, Melotti, Schiavocampo.

Oggi Gibellina ha assunto un valore artistico straordinario e viene definita un museo “en plain air”. Centinaia sono le opere d’arte, le installazioni, gli spazi urbani, i mosaici; migliaia sono le opere di pittura contemporanea custodite all’interno del Museo d’Arte Contemporanea, che ospita opere di Toti Scialoja, di Accardi, di Afro, di Achille Perilli, di Beniamino Joppolo, di Rotella, di Sanfilippo, di Fausto Pirandello, di Guttuso, e tanti altri ancora. Ma soprattutto la punta di diamante della collezione del museo è il “Ciclo della natura” , dieci grandi tele di Mario Schifano, realizzate e donate a Gibellina nel 1984. All’interno del museo sono anche custoditi i “prisenti” quelli antichi che si portavano in processione come omaggio al Santo, e quelli contemporanei realizzati da Boetti, da Consagra, da Turacato, da Accardi.

Lo scultore che ha lasciato un segno tangibile alla nuova Gibellina è Pietro Consagra, dalla sua Stella vero Ingresso del Belice, che introduce i visitatori in un viaggio tematico nella sua arte ammirando il suo progetto di “scultura frontale”, significativamente rappresentato, oltre cha dalla stessa Stella anche dalle “Porte del nuovo cimitero”, dalla istallazione della “Città di Tebe”, dalla “Porta dell’orto botanico” dal “Meeting”, e dal “Teatro” ancora in fase di realizzazione.

Non può mancare, altresì, una sosta:

– nel metafisico “Sistema delle Piazze” realizzato da Purini e Thermes;

– tra le poetiche architetture di Venezia i due “Giardini segreti”;

– nel capolavoro costituito dal “Palazzo di Lorenzo” antico palazzo nobiliare, oggi sede di numerose rappresentazioni teatrali;

– alle “Case di Stefano” oggi sede della Fondazione Orestiadi  del “Museo delle Trame Mediterranee” e palcoscenico di numerose rappresentazioni teatrali, culturali, dove nel giardino si può ammirare la meravigliosa e suggestiva scultura del paesaggio di Mimmo Paladino, “La montagna di sale” opera nata come scenografia di uno dei tanti spettacoli teatrali che ogni anno si susseguono al teatro dei ruderi;

– nella piazza XV gennaio 1968, dove si può ammirare il palazzo comunale di Samonà, i mosaici di Carla Accardi, quelli di Consagra, il grande mosaico futurista di Gino Severini custodito nella sala Agorà, la Torre Civica di Mendini dal quale è possibile ascoltare una sequenza di antichi canti popolari rielaborati da un software seriale.

E’ d’obbligo una tappa sul sito della vecchia città, dove sorge il “Cretto” di Alberto Burri opera della memoria e della resurrezione concepito come una sorta di bianco sudario, steso su ciò che resta della cittadina morta; certamente la più grande opera di “Land Art” dopo le piramidi. Nulla è comparabile per dimensioni e ricchezza di significati. Solo le immani sofferenze della gente del luogo riescono a far impallidire le sue proporzioni gigantesche. Nella sua semplicità e austerità, si offre come il severo tributo a coloro che sono scomparsi, e anche un omaggio a coloro che sono sopravissuti e che hanno perso tutte le loro cose. Dopo la rifondazione della nuova città, era aperto il problema di conservare la memoria del luogo, di tramandare il dramma, di non lasciare al vento, alla pioggia e all’erba la cancellazione della storia comune di tanti paesi della Sicilia. Burri si fermò per giorni sulle rovine, e poi propose un’opera che dava attuazione con forza e poesia al desiderio che la vecchia città non scomparisse per sempre, al sogno che forse nel giorno del giudizio potesse risorge con le sue vittime. Ecco il sudario il velo di cemento bianco che pietosamente copre i ruderi della vecchia città.

Queste sono alcune delle centinaia di opere disseminate nella città di Gibellina; esempio unico di ricostruzione di una città attraverso l’arte, il sogno, l’azzardo, e l’utopia concreta.